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martedì 10 giugno 2025

Festa di Pentecoste e del Corpus Domini 1896: GIUSEPPINA BERETTONI VITTIMA PER I SACERDOTI di P. Benedetto D’Orazio

Nella solennità del Corpus Domini del 1896, Giuseppina ebbe una visione di Gesù che le affidò una missione molto speciale a favore dei sacerdoti, dicendole anche che il primo su cui esercitarla doveva essere il suo direttore spirituale. Questi era mons. Radini-Tedeschi, personalità di grande spicco nella diplomazia vaticana e futuro vescovo di Bergamo (di cui sarebbe stato segretario il giovane Angelo Roncalli, futuro papa S. Giovanni XXIII). Radini-Tedeschi non ebbe alcuna esitazione a lasciarsi consigliare dalla sua penitente ed anzi la incoraggiò in questo compito.

E così cominciò l’apostolato di Giuseppina Berettoni verso i sacerdoti, per i quali pregava, digiunava, faceva sacrifici, spesso li richiamava a una vita di fede e di preghiera, con fermezza e sollecitudine quasi materna.


Festa di Pentecoste e del Corpus Domini 1896

GIUSEPPINA BERETTONI
VITTIMA PER IL SACERDOTI


Ora si va incontro ad uno degli avvenimenti della vita interiore di Giuseppina, una vera svolta, che doveva imprimere al suo cuore uno slancio ancor più ardito verso l’apostolato.

“Era il giorno della Pentecoste, il giorno dell’Amore — scrive Giuseppina nella breve storia della sua vocazione — ed io Gli chiesi, con tutto lo slancio di cui potevo essere capace, d’investirmi e di trasformarmi in modo d'addivenire degna vittima di carità, e di impossessarsi e di trasformare tutti gli uomini. Ma in modo speciale invocai la discesa dello Spirito Divino sul romano Pontefice, sul Sacra collegio de’ Cardinali, sui Vescovi e Sacerdoti.

Fu allora il mio spirito rischiarato d’una luce improvvisa, per la quale io vidi i molti e gravi pericoli in cui si trova il Sacerdote (secolare specialmente) di cadere nelle reti che il nemico delle anime Gli tende per indurlo a prevaricare. E che queste reti, formate di fili sottilissimi, solo potremmo scorgere quelli tra i Ministri dell’Altissimo che avranno purificato l’occhio nella contemplazione delle eterne verità, viste attraverso l’Ostia Santa. E udii impormi internamente d’offrirmi vittima per il Sacerdozio; e per Esso (dopo la meschina offerta che feci di me stessa) concepii un interesse ed un affetto mai inteso prima.

Era il giorno del Corpus Domini dello stesso anno (1896). Dopo la Santa Comunione io misi il mio more ai piedi di Gesù, supplicandolo a volersi degnare di parlargli. Ed Egli parlo al mio cuore il persuasivo linguaggio dell’amore. Egli parlò e la Sua parola mi svelò nuovi arcani e mi animò a tutto sacrificare pur d’accrescere nelle anime in genere, fiducia nella mediazione di Gesù, Vittima perenne sui nostri Altari, e ai Sacerdoti in particolare stima e amore al Loro sublime stato . . . .

— Io voglio che tu dia specialmente a quest’apostolato . . . .

— Ma, Signore, io non sono che una piccola, ignorante donnicciuola, buona sola a guastare le opere Tue...

— Ed è perciò che conto su di te.

— Ebbene, Signore e Padre mio, fa pure di me quel che vuoi; io non resisterò più alla Tua volontà.

— Cosi va bene. E’ falsa umiltà quella che induce a ostacolare i disegni Divini; non sta al servo d’insegnare al suo padrone il modo di reggere e di governare la casa; né al figlio il sindacare la condotta del proprio padre. La missione ch’io ti affido a pro de’ miei Ministri, richiede grande spogliamento di te stessa e molta molta orazione. Di al tuo confessore che ti ci disponga ed Egli sarà il primo su cui l’eserciterai.

Quando venne Monsignore (Giacomo M. Radini Tedeschi) da me, gli riferii tutto ciò; ed egli, con la solita Sua fermezza, m’ingiunse di notare in apposito libretto qualunque cosa Gesù credesse impormi in proposito dell’ufficio assegnatomi, sia che riguardasse Lui, sia altri Sacerdoti.

Eseguii appuntino, sebbene con grande repugnanza, l’ingiunzione avuta, tanto che Gesù si animò ad affidarmi un altro incarico simile a questo, ma nella persona delle religiose (oltre a quelle in cui mi trovavo). E Monsignore un giorno, con grande semplicità e con quel tono d’autorità che non ammetteva replica, mi disse:

— Come io sono minutante del Papa, voi sarete la mia. D’ora in poi invierò a voi la corrispondenza che mi giunge da religiose. Voi la leggerete, vi aggiungerete il vostro giudizio e me la ritornerete”.

Qui Giuseppina con accenti ispirati si abbandona a magnificare il grande mistero eucaristico. Ne riportiamo alcuni tratti:

“Il gemito della Vittima Eucaristica è d’una potenza invincibile sul Cuore di Dio . . . . Guai a noi se vi fosse un solo istante al giorno o di notte, in cui Gesù, Ostia vivente, non fosse elevata fra il Cielo e la Terra. E’per questa offerta che il Padre si placa nella sua giusta collera, e che lo Spirito Santo effonde con abbondanza i Suoi doni sugli eletti. Le nostre azioni nessun valore avrebbero al cospetto dell’Altissimo, se non fossero unite a quelle di Gesù.

I meriti di Gesù sono nostri; nostre le Sue soddisfazioni. Gesù è il principio, il mezzo e il fine d’ogni cosa per noi.

Gesù nulla ritiene per Sé . . . . Tutto, tutto ha ceduto a noi, Gesù. E infine, dopo essersi spogliato di tutto, ci ha dato Sé stesso nel SS.mo Sacramento, Vittima perenne, la sola, veramente pura, santa, immacolata e perciò a Dio piacente.

Mi si perdoni questa disgressione. Se dovessi manifestare tutti i lumi ricevuti riguardo l'azione e la vita Eucaristica di Gesù, in quel giorno fortunato e nei successivi, avrei da scrivere volumi!

Mirando l’Ostia Santa, più ancora, ricevendola nel mio cuore, m’avveniva quel che avviene a chi si mette a rimirare il sole; restavo abbagliata e non sapevo trovare termini per chiarire quel che avevo veduto”.

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una mistica autentica, del resto riconosciuta da uomini di santa vita e di grande dottrina.

P. Benedetto D’Orazio, Redentorista

domenica 13 dicembre 2020

Giuseppina Berettoni e l'offerta di se stessa per i sacerdoti


Vi proponiamo una pagina tratta dal Diario e scritta nel 1896. Giuseppina ha una visione chiara della missione del sacerdozio. È fermamente convinta che occorre pregare e soffrire per il sacerdozio, anche in maniera eroica: “Guai ai sacerdoti che perdono la loro fiamma apostolica…salvare un’anima sacerdotale è salvare un numero grande di anime, perché ogni sacerdote santo è una rete che trascina anime a Dio”. La salvezza delle anime passa anche attraverso i sacerdoti, oggetto principale dell’amore di Gesù e continuatori della sua opera salvifica.

“Era il giorno di Pentecoste, il giorno dell’Amore ed io Gli chiesi, con tutto lo slancio di cui potevo essere capace, d’investirmi e di trasformarmi in modo d’addivenire degna vittima di carità, e d’impossessarsi e di trasformare tutti gli uomini. Ma in modo speciale invocai la discesa del Divino Spirito sul romano Pontefice, sul Sacro Collegio dei Cardinali, sui Vescovi e sui Sacerdoti. Fu allora il mio spirito rischiarato d’una luce improvvisa per la quale io vidi i molti e gravi pericoli in cui trovasi il sacerdote (secolare specialmente) di cadere nelle reti che il nemico delle anime gli tende per indurlo a prevaricare. E che queste reti, formate di fili sottilissimi, solo potranno scorgere quelli tra i Ministri dell’Altissimo che avranno purificato l’occhio nella contemplazione delle eterne verità viste attraverso l’Ostia Santa. E udii impormi internamente di offrirmi vittima pel Sacerdozio; e per Esse (dopo la meschina offerta che feci di me stessa) concepii un interesse ed un affetto mai inteso prima.
Era il giorno del Corpus Domini dello stesso anno (1896). Dopo la S. Comunione io misi il mio cuore ai piedi di Gesù, supplicandolo a volersi degnare di parlargli. Ed Egli parlò al mio cuore il persuasivo linguaggio dell’amore. Egli parlò e la Sua parola mi svelò nuovi arcani e mi animò a tutto sacrificare pur d’accrescere nelle anime in genere, fiducia nella mediazione di Gesù Vittima perenne sui nostri altari, e per i Sacerdoti in particolare effondere stima ed amore al Loro sublime stato…
Io voglio  – le dice Gesù -  che tu ti dia specialmente a quest’apostolato…La missione ch’Io t’affido a prò dei miei Ministri richiede grande spogliamento di te stessa e molta orazione. Dì al tuo Confessore che ti ci disponga ed Egli sarà il primo su cui l’eserciterai”.

Giuseppina come conseguenza di questa eroica offerta affrontò sofferenze incredibili e spiritualmente laceranti, attraversò a volte periodi tenebrosi, come se fosse abbandonata. Tutte le sue sofferenze, però, andavano a buon fine. A tal proposito abbiamo la testimonianza del domenicano P. Blat, suo direttore spirituale che, dopo la morte della figlia spirituale, dichiarò “faccio testimonianza davanti a Dio che mi giudicherà, che non mentisco, di aver sentito in me effetti salutari e notevoli di lume divino e di carità”. 

sabato 20 giugno 2020

CAMBIO DI CUORE CON GESU'




Era la notte tra l’8 e il 9 marzo 1906, quando la Serva di Dio Giuseppina Berettoni ebbe un’altra visita di Gesù Bambino.

“Allora quel piccolo Bambino, che sempre dal principio. era stato in piedi sul letto, si rimboccò le maniche come un piccolo chirurgo, accingendosi all’operazione; indi colla Sua mano mi fece un taglio in lungo in mezzo al petto e poi separava altre parti.
Si vede che il cuore stava molto in fondo. Io non sentivo molto il gran dolore che è solito in una tale operazione. Dopo poco:
— Non ce la fo !  — esclamò; e al contempo sudava.
Io Lo guardavo fissa, e sole spontanee, m’usciron queste parole:
— Povero Gesù, come sudi!
— Volentieri suderei — affermò Lui — per strappare il cuore a tutti gli uomini.
Infine me lo cavo fuori, sanguinante, con tralci di vene, ecc. Era piccolo, quand’io credevo d'avere un cuorone.
A questo punto vennero la Madonna e S. Giuseppe, mettendosi Lei a destra del Bambin Gesu e Lui a sinistra. Fu la Madonna che subito asciugo il mio cuore con un pannilino.
— Scegliti tu un cuore! — m’invitò Gesù.
— Non me ne intendo — confessai — basta che me ne dia uno che non sia più cattivo.
Gesù si mise serio; indi:
— Io — dichiarò — non do cuori cattivi!
Rivolto poi alla Madonna, chiese:
— Che ne pensi tu, Madre mia ?
La Madonna si mise a pensare; e dopo qualche istante senza rispondere, chiese a S. Giuseppe:
— E tu che ne pensi, Sposo mio ?
Credo che fu la Madonna a proporre:
— Figlio mio, puoi prendere uno dei nostri cuori.
Io pensavo che ciò fosse troppo.
— I vostri cuori — rispose Gesù — mi sono troppo necessari.
— Lasciatemi senza cuore — intervenni io — se anche così posso amarvi.
Allora la Madonna disse:
— Figlio mio, dalle il Tuo, che non Ti occorre per amare.
Indi Giuseppe e Maria Lo presero ...”.
— Povero Gesù! — esclamò Giuseppina, nel prevedere quanto stava per accadere.
“Indi Gli strapparono il Cuore; e poi dopo aver chiusa la ferita, lo misero a me. In quella io mi sentii tutta un’altra; grandi erano il mio amore, la potenza, la virtù, la misericordia, ecc. ”.

venerdì 7 febbraio 2020

GIUSEPPINA BERETTONI: "OGGI FINALMENTE E' SCOPPIATA LA BOMBA FRANCESCANA" di P. Roberto Caramanna ofm

REPRINT dal bollettino del Centro G. Berettoni, anno II, n. 2

Il Padre Roberto Caramanna Frate minore della fraternità di Guidonia, nel numero della Rivista “Fraternità Cristiana” 1) del marzo 2007, ha pubblicato un interessante articolo su Giuseppina Berettoni, che definisce splendida figura di vera francescana secolare.
Attingendo ad autorevoli fonti, l’autore ci riferisce alcune testimonianze di persone che hanno conosciuto direttamente la Serva di Dio, quando, nel terzo Ordine francescano secolare, era Maestra delle Novizie a S. Antonio di Via Merulana.
Queste persone hanno rilasciato deposizioni scritte a futura memoria. Significativa l’attestazione, concessa nell’agosto del 1956, dalla Signora Pierina Grossi che, ai tempi di Giuseppina, era Ministra del Terzo Ordine e, nonostante il suo ruolo, amava sedersi tra le aspiranti per seguire le istruzioni della Maestra delle Novizie. Pubblichiamo due testimonianze che il padre Roberto, con lodevole cura ed attenzione, ha ricercato e pubblicato e per tale motivo lo ringraziamo vivamente.

Oggi finalmente è scoppiata
la bomba francescana !

La sig.na Bongianni il 5 maggio 1958 scrisse quanto segue: 

La ricordo bene quale Maestra delle Novizie del Terzo Ordine francescano a S. Antonio a via Merulana. La ricordo assidua alle sue mansioni, Apostola infaticabile!  
Ebbe la costanza per parecchi anni e insistendo sempre, d’invitarmi ad entrare, insieme alle sue amiche, in quella Congregazione. Un giorno ormai lontano, decisi di accontentarla. Com’era cara! Quanto fu commossa! 
Il gruppo entrò a far parte del Terzo Ordine quando era Direttore il compianto Padre Ignazio Beschin. Ricordo che, finita la funzione, Giuseppina ci abbracciò commossa; e nella sua spontanea allegrezza esclamò: "Oggi finalmente è scoppiata la bomba francescana!”.

Merita di essere riportata l’attestazione, rilasciata dalla Ministra Pierina Grossi, che aveva conosciuto Giuseppina nel 1920:  

Più volte, per mio dovere e per conoscere sempre più e meglio la nostra cara Famiglia del Terzo Ordine, mi sedevo fra le Aspiranti e seguivo le lezioni della Maestra delle Novizie. A questo proposito mi sento in dovere di riferire che subito ebbi il piacere di notare ed ammirare il suo sistema di insegnamento, più che retto e molto, molto di simpatica praticità per il garbo, il modo gentile ed affettuoso che la detta Maestra usava, pur rimanendo ferma ed inalterabile in serietà. Dirò: “Era veramente una brava, esemplare e buona Maestra!” e cara a tutte le consorelle che ella si compiaceva di chiamare graziosamente “sorelline”. Dolcezza, fermezza e carità: questo io riscontrai sempre in Lei! Non pertanto, all’occasione, sapeva anche dimostrarsi rigida ed intransigente; insegnava bene, con la parola e con l’esempio, ed esigeva comprensione, diligenza, zelo e, soprattutto, carità fraterna! Questo desiderava e consigliava, mentre con l’esempio, ne dava pratico insegnamento. Era così carica, quasi oppressa dai suoi doverosi impegni, oltre il dovere dell’insegnamento in località fuori Roma. E intanto riusciva a trovare il tempo per ogni altra occasione in cui fosse stata necessaria la sua opera ed il suo consiglio”.

__________________

1) Il Movimento–Associazione “Fraternità Cristiana” sgorga dall’intuizione di P. Roberto Caramanna ofm, che nel 1968, impregnato dal nuovo dinamismo suscitato dal Concilio Vaticano II, cerca di far conoscere e sperimentare l’essere Chiesa come “mistero di comunione”. L’obiettivo principale del movimento è quello di attuare il comandamento evangelico: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" (Gv 13,34). Gli amici del movimento-associazione Fraternità Cristiana cercano di attuare il comandamento nuovo attraverso un'opera di evangelizzazione e formazione caratterizzata dai “cenacoli di vicinato”, che diventano la base portante del movimento. La sua sede è nella casa "Fraternità Cristiana", sita in Guidonia, via Maremmana inferiore n.420. La casa dal marzo 2007 è stata ceduta alla provincia dei frati minori di Sicilia.

sabato 14 giugno 2014

VEDERE TUTTO IN DIO E' SEMPLICITA D'INTELLETTO, VEDERE DIO IN TUTTO E' SEMPLICITA' DI CUORE riflessione dagli scritti di Giuseppina Berettoni




vedere tutto in Dio è semplicità d’intelletto
vedere Dio in tutto è semplicità di cuore

Il brano che viene presentato, ci presenta la virtù della semplicità, oggi divenuta rara, quasi dimenticata dalla nostra società che, al contrario, preferisce la complessità e cerca affannosamente di riempire il vuoto esistenziale con falsi valori senza rendersi conto che la felicità è legata al sentimento della semplicità. I veri sapienti sono i semplici e i più vicini a Dio. È la virtù dei saggi e la saggezza dei santi. Giuseppina osserva la differenza tra il vedere tutto in Dio, che è semplicità d’intelletto e vedere Dio in tutto, che è semplicità di cuore.

L’uomo che vede tutto in Dio, avrà il cuore distaccato dal bene della terra, ed un adeguato giudizio dei beni celesti. Perciò anelerà a questi, e disprezzerà quelli. Questo disprezzo (che con la santa orazione si conserverà) lo renderà indifferente in qualsiasi evenienza.
Riceva egli, o no, gli onori dovuti al suo grado, soffra, o no, privazioni, stia egli sano o malato, colui che vede tutto in Dio è persuaso che, tranne il peccato, non vi è male meritevole d’un tal nome; e solo quello procurerà di evitare, per sé e gli altri, a qualunque costo.
Ma questo non è che un primo passo nella semplicità. Per avanzare in essa è necessario: vedere Dio in tutto. Chi vede Dio in tutto resterà indifferente nei vari casi incresciosi della vita; non solo, ma ricaverà da questi argomento e motivo per più apprezzare i beni celesti. Anzi riterrà i mali tutti, che lo possono affliggere, quali veri beni e come messaggi della volontà di Dio. E li amerà, come una statua, se fosse capace di intendimento, amerebbe lo scalpello, causa, sia pure secondaria, della sua bellezza.
Ma l’anima, se vuole giungere alla semplicità perfetta, deve, non solo nei così detti mali, vedere Dio, ma anche nei beni; perché, ad eccezione del peccato, gli uni e gli altri vengono da Dio.
Il semplice di cuore al sopraggiungergli una buona o cattiva notizia, al ricevere un buono o cattivo trattamento, non si querelerà con chicchessia, ma penserà: Dio me l’ha mandato; sia benedetto in eterno. La semplicità è l’ultima virtù che si acquista, perché è la più ardua di tutte, ed è la perfezione d’ogni virtù.
La semplicità è per la santità, quello che sono le sfumature per un’opera d’arte: il sigillo dell’artista.
Semplice propriamente non è che Dio. Uomo semplice è dunque il più simile a Lui. O grande e magnifica virtù, deh! Ce la conceda Dio nel più alto grado.
Giuseppina Berettoni

I santi hanno vissuto e testimoniato “nel più alto grado” la semplicità perché l’hanno amata. Basti pensare a Francesco d’Assisi che amò sempre ed in modo esemplare la santa semplicità, che caratterizzò tutta la sua vita. Frate Francesco, come leggiamo nei Fioretti, raccolse le numerose esortazioni di Gesù alla pratica evangelica della semplicità: “siate semplici come colombe…”, “osservate come crescono i gigli del campo…”, “guardate gli uccelli del cielo…”. Essa è una virtù da riscoprire. La stessa vita cristiana è qualcosa di semplice perché mira all’essenziale e, come sottolinea spesso Benedetto XVI,”il segno di Dio è la semplicità”.

Per acquistare il dono della semplicità e praticarla, Giuseppina indica un mezzo sicuro ed efficace: la preghiera continua e fervente; in un certo senso ci richiama l’espressione di San Paolo “Oportet sempre orare, nunquam deficere” pregare costantemente e mai cessare: oggi, domani e sempre. Anche lo stile di vita della Serva di Dio è stato improntato alla semplicità: distacco, serenità, modestia, oblìo di sé sono stati i tratti caratteristici del suo comportamento abituale.
Letizia Li Donni

giovedì 3 aprile 2014

GIUSEPPINA BERETTONI: L' "ESAME DI PREVISIONE" AL MATTINO. L'altro volto dell' "Esame di coscienza" della sera.

L'anima che prega si eleva verso Dio:
i suoi pensieri e i suoi affetti salgono, come profumo soave d'incenso,
fino al trono di Dio.


(Incisione di Giambattista Conti, 1933)

Consigli di vita spirituale
tratti dagli appunti di Giuseppina Berettoni:
  • Assisto sempre con devozione alla S. Messa? Come mi preparo a ricevere i SS. Sacramenti? Ne rendo le debite grazie? L’Ufficio, il rosario come li recito?
  • Dedico agli esercizi spirituali tutto il tempo voluto ?
  • Non cambio facilmente le ore dei miei esercizi di pietà senza permesso e senza assoluta necessità?
  •  Durante la preghiera sono più occupata del Signore che di me stessa? 
  • Dedico alla meditazione il maggior tempo possibile?
  • Innalzo sovente la mente e il cuore a Dio durante il giorno? 
  • Faccio immancabilmente il mio esame di previsione al mattino? E alla sera esamino le azioni tutte della giornata?
  • Faccio ogni giorno un po’ di lettura spirituale? E che profitto ne traggo? 
  • Oltre che osservare strettamente i digiuni prescritti dalla Chiesa e dalla regola, faccio delle penitenze e mortificazioni, tante quante la mia salute e i miei superiori me lo permettono? 
  • Qual è il mio contegno davanti al SS.mo sacramento? 
  • Come tratto i Sacerdoti  parlo sempre con loro e di loro con molta riverenza? Prego per Essi?
  • Come rispetto la Parola di Dio, le persone sante? Le sacre reliquie? I vasi sacri? 
  • Mi servo dell’acqua santa con confidenza e rispetto?
  • Do buon esempio alle mie consorelle, alle mie alunne, ai secolari, quando posso, quanto Dio ne aspetta da me?

    Il Signore "ci chiama per nome" e ci interpella. Quanti di noi si impegnano a fare l’ "esame di coscienza" alla sera? E, ancora al mattino, come ci consiglia Giuseppina ... "Faccio immancabilmente il mio "esame di previsione" ?
 (a cura di ms)

martedì 1 aprile 2014

"PREGHIERA E DIGIUNO IN TEMPO DI QUARESIMA" - La lotta contro le tentazioni di Giuseppina Berettoni



Preghiera, elemosina, digiuno ed opere di carità sono le pratiche quaresimali tradizionali che la Chiesa ci esorta a praticare per disporci degnamente alla celebrazione del mistero pasquale.
È tempo di Quaresima, è tempo di penitenza, quindi, di forte impegno di preghiera per fare una intensa esperienza dell’amore di Dio.
Tutta la liturgia di questo periodo è un invito pressante alla conversione, alla richiesta di perdono e di aiuto divino, perché purificati possiamo aprire lo spirito alla potenza della grazia ed incamminarci verso la Pasqua.

PREGHIERA E DIGIUNO IN TEMPO DI QUARESIMA

Benedetto XVI, nel suo Messaggio per la Quaresima del 2009, indirizzato a tutti i fedeli cristiani, ha proposto una riflessione sul tema del digiuno invitandoci a scoprirne il senso ed il valore come arma spirituale. Ha ricordato come tale pratica, “molto cara alla tradizione biblica e cristiana”, ha avuto una grande risonanza nell’antichità, mentre “ai nostri giorni pare aver perso un po’ della sua valenza spirituale”.
  • La Sacra Scrittura e la tradizione cristiana indicano nel digiuno la via per evitare il peccato e le tentazioni che ad esso inducono. Infatti, digiuno, elemosina e preghiera appartengono da sempre all’esperienza penitenziale del popolo di Dio e trovano il modello per eccellenza nell’esempio e nella parola di Gesù che, dopo aver digiunato nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti, si preparò alla sua missione pubblica.
  • Nell’Antico Testamento abbiamo le testimonianze di Mosè, Elia, Esdra ed altri profeti che si prepararono all’incontro con il Signore pregando e digiunando.
  • Nel Nuovo Testamento è Gesù stesso che, riferendosi all’atteggiamento dei farisei, che si dichiaravano osservanti delle prescrizioni imposte dalla legge sull’astensione dal cibo ma erano duri di cuore, ci insegna che il vero digiuno è compiere la volontà del Padre celeste, che “vede nel segreto”.
  • Anche negli Atti degli Apostoli, leggiamo che la prima comunità cristiana molto spesso osservò la pratica del digiuno. E molti santi in ogni epoca, oltre che praticato l’hanno raccomandato perché hanno ritenuto il digiuno l’anima della preghiera.
Ed in ciò la nostra Giuseppina concorda all’unisono. Infatti, mortificazioni, digiuno e preghiera erano le sue occupazioni privilegiate durante tutto il periodo quaresimale. La sua spiritualità solida e semplice, sorretta da una profonda vita di preghiera ed alimentata da una costante fedeltà ai sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia l’avevano temprata alla pratica del digiuno e alle mortificazioni corporali e spirituali che si imponeva anche quando le sue deboli forze la costringevano all’impotenza.

Nel periodo di carnevale Giuseppina, autorizzata dal Padre Blat, suo direttore spirituale, organizzava le sue veglie, ovvero trascorreva l’intera notte in preghiera, a volte, anche, “lottando contro la mia natura che avrebbe voluto soccombere al tedio e al sonno”. Così Guseppina Berettoni scriveva all’amica Nora Massa per dimostrare che non sempre era facile trascorrere la veglia in fervorose preghiere; talvolta bisognava tenere a bada la propria debolezza per non cedere alle tentazioni.

Gesù disse agli Apostoli:
"Vegliate e pregate per non cadere in tentazione"

Giambattista Conti, 1933

Per quanto riguarda il digiuno quaresimale non era limitato soltanto ai giorni forti, ma aveva ricevuto dal Padre Blat l’autorizzazione a digiunare a pane e acqua anche nei giorni di sabato. La nostra Giuseppina il 6 aprile 1916 scriveva così al suo Padre spirituale:

“Al digiuno quaresimale ancora resisto e mi sento più forte di prima…la mortificazione mi è tanto di conforto…mi fa sentire il dolore dei miei peccati”. Spesso si esaminava sul suo stile penitenziale: “oltrecchè osservare strettamente i digiuni prescritti dalla Chiesa e dalla regola, faccio delle penitenze e mortificazioni, tante quante la mia salute e i miei superiori me lo permettono?”.

Questo era lo spirito con il quale la nostra Serva di Dio viveva la Quaresima, tutta protesa verso la Pasqua.
Non è da trascurare l’aspetto caritativo di Giuseppina che a volte si privò anche del necessario per donarlo a chi ne aveva urgente bisogno e si prodigò con grande dedizione per alleviare le sofferenze soccorrendo gli indigenti, i malati e i moribondi di ogni condizione sociale. Così, mediante il dono di sé nell’esercizio della carità fraterna ed animata dall’intensa preghiera, ha vissuto l’insegnamento della Chiesa in pienezza.

Noi suoi ammiratori, dobbiamo far tesoro dei suoi numerosi esempi, cerchiamo di scoprire e riaffermare la necessità del digiuno, in un momento in cui la rapida trasformazione delle condizioni sociali e culturali ne ha offuscato e travisato il significato.Incamminiamoci, dunque, verso la Pasqua intensificando l’impegno di preghiera, scoprendo l’autentico valore del digiuno ed esercitandoci nelle opere di carità fraterna.
Letizia Li Donni

venerdì 1 novembre 2013

dal "Diario" di Giuseppina Berettoni: "Il mio cuore era in un mare di speranza di poter un giorno far drappello circondante il trono dell'Altissimo; questo solo ricordo". (1 novembre 1907)



La nostra "santità" di pellegrini in questo mondo è un cammino tra fede confermata nella libertà e suggellata dalla grazia donata da Nostro Signore. Per ognuno di noi - ognuno chiamato "per nome" - rimane il mistero di ogni intima corrispondenza tra l'anima amata e nostro Signore, l'amato o rifiutato.

"E' mistico colui o colei che non può fermare il cammino - ebbe a scrivere Michel de Certeau - e che, con la concretezza di ciò di ciò che gli o le manca, sa di ogni luogo e di ogni oggetto che non è questo, che qui non può risiedere, né contentarsi di quello. Il desiderio crea eccesso. Esso eccede, supera e perde i luoghi, fa andare lontano, altra voce. Non abita da nessuna parte, è abitato".

Riproponiamo questo scritto di Giuseppina Berettoni, tratto dal suo diario e che di per se non è tra le più esemplificativi della sua anima mistica, ma tra quelli dove Ella tratta di questioni quotidiane, eppure ...
Era il 1907 e Giuseppina, novizia presso le clarisse, ci racconta del suo fare turno d'infermeria ad una consorella malata, di nome Maria Antonietta:

1 novembre 1907 - Dalle 10 all'una dopo mezzanotte stetti in adorazioni. Il mio spirito per la ricevuta Assoluzione, si sentiva forte e vigoroso. Meditai prima "Gesù all'orto" e poi "la gloria dei beati comprensori".
La Novizia, che mi fu compagna nell'ultima ora, non fece che piangere e sospirare.
Io, veramente, nonostante dicessi forte le mie riflessioni, non so quali poteremo essere per commuovere così animuccia! Il mio cuore era in un mare di speranza di poter un giorno far drappello circondante il trono dell'Altissimo; questo solo ricordo.
La S. Comunione non fu veramente secondo la mia aspettazione. Gesù era ... distratto; qualche anima bella, probabilmente quella della mia cara Maria Antonietta, Lo aveva incantato con le sue proteste d'amore e d'abbandono nelle sue braccia amorose.
Nel giorno nonostante l'impulso che più volte mi sentii scendere in Cappella, feci resistenza. Nel pomeriggio però riparai in qualche modo, trattenendomi tanto.
Nella meditazione della sera fui negligente nello scacciare distrazioni, e poi, per queste un po' di scoraggiamento.


Di questa pagina del suo Diario vorrei mettere in rilievo una frase: "Il mio cuore era in un mare di speranza di poter un giorno far drappello circondante il trono dell'Altissimo; questo solo ricordo".
 

- E la parola: mare ... se il cielo è un orizzonte senza confini, guardando il mare si è davanti un infinito del cui spazio si vede solo l'orizzonte ... che confina con l'azzurro del cielo.

"I mistici danzano sulle frontiere, tentando di parlare di ciò che si può davvero esprimere con le parole, in preda ad un excessus mentis di dantesca memoria aperta a tutto, dunque pure al rischio del naufragio psichico o della follia. Se i mistici sperimentano è come perché nessun altro provano il bisogno di cogliere ciò che è vivo nell'anima, cercando, con la propria "arte di amare" di tener testa a ciò che è quasi intollerabile" (Daniele Zappalà).

- E una seconda parola: speranza ... "di poter un giorno far drappello circondante il trono dell'Altissimo".
Che è l'orizzonte ultimo dove si congiungono mare ... terra e cielo! Come nell'udienza di mercoledì scorso ci ha espresso Papa Francesco, nella quotidianeità "tra cielo e terra, siamo una sola grande famiglia".


- E, infine, la chiosa ...
 
"questo solo ricordo"; in un diario - non scritto per altri ma per se stessa -  nel quale ci racconta un momento intimo di vita quotidiana vissuta avendo fisso il prorio sguardo nello sguardo del Signore: ovvero, una traduzione del "vivere in maniera staordinaria il quotidiano".

Giuseppina Berettoni ha cercato nella sua vita il superare la divisione interiore e cercare l'unione con Cristo Gesù. Tra volontà indomita di un suo percorso personale e l'abbandono alla volontà di nostro Signore. Questo è il percorso che più ci affascina della sua vita su questa terra, la propria integrità di persona votata al Signore. E l'amore sempre corrisposto con doni mirabili.
(Marco V. Stocchi)




Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato,
quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri » (Fil 4,8).

lunedì 29 luglio 2013

GIUSEPPINA BERETTONI E L'APOSTOLATO DELLE DONNE NELLA CHIESA / una lettera di Giuseppina del 2 novembre 1901




“Dove è il vostro cuore, cioè, il vostro pensiero, il vostro affetto, ivi stesso è il vostro tesoro”.





 
 
 
Questa lettera fu scritta da Giuseppina il 2 novembre 1901: è una definizione dell'apostolato della donna con una breve concisa rassegna, ma pur completa e chiara, dei modi coi quali le donne possono anzi, debbono predicare Cristo Crocefisso.
 
“Mie in G.C. dilettissime,
La pace del Signore sia con voi, ed il suo santo amore vi purifichi la mente e il cuore.
Sia pur due sole parole, voglio scrivervele: so che vi consola tanto il sentir parlare di Gesù!
Brave, segno è questo che lo amate, e lo amate tanto, quanto è grande e vivo in voi il desiderio di sentire di Lui. Quel caro santo che fu San Francesco di Sales, pose come prova dell'amar ognuno il suo Dio, il desiderio di udirne le Sue lodi.
Ed infatti - anche parlando dell'amor profano - una persona che ami veramente un'altra, si compiace degli elogi (ancorché esagerati che altri di lei facciano) e se ne compiace come se a lei stessa li facessero, e forse più. Gli uomini, ingolfati nei piaceri del senso, di che cosa parlano e gustano se non di laidezze ed oscenità? Quelli che hanno posto tutto il loro cuore negli onori del mondo e nelle ricchezze, di che altro favellano, se non del modo di accumularle o di conservarle? Nostro Signore medesimo lo disse: “Dove è il vostro cuore, cioè, il vostro pensiero, il vostro affetto, ivi stesso è il vostro tesoro”. Il bimbo, che ama soprattutto la sua mamma e i suoi ninnoli, anche dormendo, e la sua mamma chiama, o sogna, i suoi giocattoli. La giovinetta leggera, amante di fronzoli e mode, pure nel sonno ai suoi vestiti e alle sue acconciature pensa, e spesso nel sonno stesso si agita ed affanna, parendole che quelli che possiede non possano renderla tanto graziosa quale ella desidererebbe apparire agli occhi dei ... gonzi. E via, via …
I cristiani ch'ebbero posto tutto il loro amore in Cristo, di Lui ogni giorno e notte si occupavano; di Lui ragionavano; per Lui operavano; di Lui e con santo ardore di carità, con tanta unzione, che, benché ignoranti d'ogni scienza umana, incantavano, o meglio incatenavano le moltitudini a Cristo, e ai suoi piedi traevano, coll'efficacia della loro parola, popoli e nazioni.
E’ vero che non a tutti è dato poter predicare, ché questo è ufficio proprio dei Ministri del Signore, dei Sacerdoti; ma se non tutti possono ascendere al pergamo, ognuno può e deve trovar modo e maniera di predicar Cristo Crocifisso.
E noi donne, meglio degli uomini stessi, non chiamate al Sacerdozio, lo possiamo e lo dobbiamo fare. Per alcuna di noi potrà essere il focolare; per altra il luogo di lavoro e la scuola che frequenta, e ciò occupando anche l'ultimo posto in questi luoghi.
Rammentate S. Francesco d'Assisi che, volendo (come sapeva volerlo lui, e come dovremmo saperlo noi) manifestare la bontà di Gesù al popolo, chiamò il più umile de' suoi frati e con esso fece un giro per la città e poi se ne tornarono al Convento dichiarando d'aver fatto la sua predica. Col contegno angelico e non colla parola la fece, ma la fece.
E noi pure in tante occasioni potremmo, colla semplice nostra presenza, predicare e ... convertire chissà quante anime. E non solo potremmo, ma dovremmo, perché siamo cristiane, cioè, seguaci di Cristo, Sue discepole, imitatrici delle Sue virtù.
E la virtù di Gesù è tale che affascina e trascina ogni cuore il più restio, il più duro. La presenza di Gesù mutava i cuori, ed anche la nostra deve operare a chi ci avvicina questo salutare effetto. Dico anche la nostra, non perché vi crediate che la stessa virtù che aveva il corpo adorabile di Cristo, abbia o possa avere il nostro di natura, ma per grazia, ma in forza della virtù di Gesù ch'è senza dubbio in noi, se noi siamo in Lui, oh sì, che possiamo, colla nostra presenza solamente, convertire.
Dai nostri occhi, dal nostro portamento deve leggersi la professione nostra di cristiane. Ognuno che ci avvicina deve sentirsi tratto da noi, dobbiamo lasciar dietro di noi li profumo di Cristo, delle ben ricopiate virtù sue. E allora saremo apostole, saremo sante”.
Giuseppina Berettoni

domenica 25 dicembre 2011

buon Natale !







Auguri a tutti i devoti
e amici del Centro Giuseppina Berettoni



dal DIARIO
di Giuseppina tredicenne 

ANNO 1883 - 16 DICEMBRE. - In questo giorno ho fatto la mia prima Comunione. Ho promesso a Gesù di non dire più a mia sorella luna-piena ma di rispettarla e di obbedirla come a papà... e di voler regalare a Teresina la bambola che chiude gli occhi.

17 DICEMBRE. - Stamattina ho fatto la seconda Comunione e ho promesso al Bambinello di alzarmi più presto e di non vestirmi subito per non sentir freddo, ma di dire in camicia, le orazioni della mattina e gli atti di fede, speranza e carità.

18 DICEMBRE. - Ho fatto pure oggi la Santa Comunione e non ho promesso niente al Bambino perché non ho fatto quello che gli avevo promesso gli altri giorni.

19 DICEMBRE. - Pure oggi ho ricevuto nel mio cuore il Bambino e credo che ci sarà venuto più volentieri di ieri, perché non ho detto quel soprannome a mia sorella, quando mi ha tirato i capelli, ho regalato la bambola più grande a Teresina e non mi sono vestita in fretta.

25 DICEMBRE. - Sono stata cinque giorni senza ricevere Gesù, perché papà mi ha fatto stare a letto per forza, perché diceva che ci «avevo la febbre. Stamattina finalmente la sora Maria *) mi ha portato giù in Chiesa e mi sono confessata perché avevo fatto due peccati di capricci. Non avevo preso senza piangere l'olio di ricino e poi non avevo voluto bere il brodo perché era la vigilia di Natale, ma poi per non fare il peccato più grosso di disubbidienza a papà, ho preso tutti e due, il brodo e l'olio.

nota:
*)
Pia donna, coinquilina della famiglia Berettoni.


tratto dal libro di ANNETTA FATTORI,   GIUSEPPINA BERETTONI,
VERGINE TERZIARIA FRANCESCANA E DOMENICANA
nel 1mo anniversario della morte


foto di Giampiero Rosati, ofs:
NATIVITA' - dono di fr. Josè Nzau Nzau, ofm
dalla Repubblica Democratica del Congo.

mercoledì 3 febbraio 2010

Dal "Diario" (1896): Preghiera ed offerta per Sacerdoti



Vi proponiamo una pagina tratta dal Diario e scritta nel 1896. Giuseppina ha una visione chiara della missione del sacerdozio. È fermamente convinta che occorre pregare e soffrire per il sacerdozio, anche in maniera eroica:

“Guai ai sacerdoti che perdono la loro fiamma apostolica… salvare un’anima sacerdotale è salvare un numero grande di anime, perché ogni sacerdote santo è una rete che trascina anime a Dio”. 

La salvezza delle anime passa anche attraverso i sacerdoti, oggetto principale dell’amore di Gesù e continuatori della sua opera salvifica.


“Era il giorno di Pentecoste, il giorno dell’Amore ed io Gli chiesi, con tutto lo slancio di cui potevo essere capace, d’investirmi e di trasformarmi in modo d’addivenire degna vittima di carità, e d’impossessarsi e di trasformare tutti gli uomini. Ma in modo speciale invocai la discesa del Divino Spirito sul romano Pontefice, sul Sacro Collegio dei Cardinali, sui Vescovi e sui Sacerdoti. Fu allora il mio spirito rischiarato d’una luce improvvisa per la quale io vidi i molti e gravi pericoli in cui trovasi il sacerdote (secolare specialmente) di cadere nelle reti che il nemico delle anime gli tende per indurlo a prevaricare. E che queste reti, formate di fili sottilissimi, solo potranno scorgere quelli tra i Ministri dell’Altissimo che avranno purificato l’occhio nella contemplazione delle eterne verità viste attraverso l’Ostia Santa. E udii impormi internamente di offrirmi vittima pel Sacerdozio; e per Esse (dopo la meschina offerta che feci di me stessa) concepii un interesse ed un affetto mai inteso prima. Era il giorno del Corpus Domini dello stesso anno (1896). Dopo la S. Comunione io misi il mio cuore ai piedi di Gesù, supplicandolo a volersi degnare di parlargli. Ed Egli parlò al mio cuore il persuasivo linguaggio dell’amore. Egli parlò e la Sua parola mi svelò nuovi arcani e mi animò a tutto sacrificare pur d’accrescere nelle anime in genere, fiducia nella mediazione di Gesù Vittima perenne sui nostri altari, e per i Sacerdoti in particolare effondere stima ed amore al Loro sublime stato… Io voglio – le dice Gesù - che tu ti dia specialmente a quest’apostolato…La missione ch’Io t’affido a prò dei miei Ministri richiede grande spogliamento di te stessa e molta orazione. Dì al tuo Confessore che ti ci disponga ed Egli sarà il primo su cui l’eserciterai”.

Giuseppina come conseguenza di questa eroica offerta affrontò sofferenze incredibili e spiritualmente laceranti, attraversò a volte periodi tenebrosi, come se fosse abbandonata. Tutte le sue sofferenze, però, andavano a buon fine.
A tal proposito abbiamo la testimonianza del P. Blat, suo direttore spirituale che, dopo la morte della figlia spirituale, dichiarò “faccio testimonianza davanti a Dio che mi giudicherà, che non mentisco, di aver sentito in me effetti salutari e notevoli di lume divino e di carità”.


martedì 1 dicembre 2009

La Semplicità

Dagli scritti di Giuseppina


VEDERE TUTTO IN DIO 
È SEMPLICITÀ D’INTELLETTO
VEDERE DIO IN TUTTO 
È SEMPLICITÀ DI CUORE

Il brano che viene riportato ci presenta la virtù della semplicità, oggi divenuta rara, quasi dimenticata dalla nostra società che, al contrario, preferisce la complessità e cerca affannosamente di riempire il vuoto esistenziale con falsi valori senza rendersi conto che la felicità è legata al sentimento della semplicità. I veri sapienti sono i semplici e i più vicini a Dio. È la virtù dei saggi e la saggezza dei santi. Giuseppina osserva la differenza tra il: vedere tutto in Dio, che è semplicità d’intelletto e vedere Dio in tutto, che è semplicità di cuore.

L’uomo che vede tutto in Dio, avrà il cuore distaccato dal bene della terra, ed un adeguato giudizio dei beni celesti. Perciò anelerà a questi, e disprezzerà quelli. Questo disprezzo (che con la santa orazione si conserverà) lo renderà indifferente in qualsiasi evenienza.
Riceva egli, o no, gli onori dovuti al suo grado, soffra, o no, privazioni, stia egli sano o malato, colui che vede tutto in Dio è persuaso che, tranne il peccato, non vi è male meritevole d’un tal nome; e solo quello procurerà di evitare, per sé e gli altri, a qualunque costo.
Ma questo non è che un primo passo nella semplicità. Per avanzare in essa è necessario: vedere Dio in tutto. Chi vede Dio in tutto resterà indifferente nei vari casi incresciosi della vita; non solo, ma ricaverà da questi argomento e motivo per più apprezzare i beni celesti. Anzi riterrà i mali tutti, che lo possono affliggere, quali veri beni e come messaggi della volontà di Dio. E li amerà, come una statua, se fosse capace di intendimento, amerebbe lo scalpello, causa, sia pure secondaria, della sua bellezza.
Ma l’anima, se vuole giungere alla semplicità perfetta, deve, non solo nei così detti mali, vedere Dio, ma anche nei beni; perché, ad eccezione del peccato, gli uni e gli altri vengono da Dio.
Il semplice di cuore al sopraggiungergli una buona o cattiva notizia, al ricevere un buono o cattivo trattamento, non si querelerà con chicchessia, ma penserà: Dio me l’ha mandato; sia benedetto in eterno. La semplicità è l’ultima virtù che si acquista, perché è la più ardua di tutte, ed è la perfezione d’ogni virtù.
La semplicità è per la santità, quello che sono le sfumature per un’opera d’arte: il sigillo dell’artista.
Semplice propriamente non è che Dio. Uomo semplice è dunque il più simile a Lui. O grande e magnifica virtù, deh! Ce la conceda Dio nel più alto grado.
Giuseppina Berettoni

I santi hanno vissuto e testimoniato “nel più alto grado” la semplicità perché l’hanno amata. Basti pensare a Francesco d’Assisi che amò sempre ed in modo esemplare la santa semplicità, che caratterizzò tutta la sua vita. Frate Francesco, come leggiamo nei Fioretti, raccolse le numerose esortazioni di Gesù alla pratica evangelica della semplicità: “siate semplici come colombe…”, “osservate come crescono i gigli del campo…”, “guardate gli uccelli del cielo…”. Essa è una virtù da riscoprire. La stessa vita cristiana è qualcosa di semplice perché mira all’essenziale e, come sottolinea spesso Benedetto XVI,”il segno di Dio è la semplicità”.
Per acquistare il dono della semplicità e praticarla, Giuseppina indica un mezzo sicuro ed efficace: la preghiera continua e fervente; in un certo senso ci richiama l’espressione di San Paolo “Oportet sempre orare, nunquam deficere” pregare costantemente e mai cessare: oggi, domani e sempre. Anche lo stile di vita della Serva di Dio è stato improntato alla semplicità: distacco, serenità, modestia, oblìo di sé sono stati i tratti caratteristici del suo comportamento abituale.

Commento di Letizia Li Donni.

Alla professoressa Li Donni vanno gli auguri del Centro in occasione della stampa di Miscellanea pubblicata al termine della sua esperienza lavorativa. Raccolta che raccoglie alcuni suoi articoli "quasi tutti apparsi in quest'ultimo decennio - si precisa nella Prefazione - su riviste di ispirazione cristiana e propongono spunti di riflessione su argomenti che sembrano superati, ma che, al contrario, risultano sempre attuali e di crescente interesse". Tra questi "la semplicità", appunto.
Grazie Letizia per la tua preziosa opera alla Causa di Giuseppina Berettoni anche da tutti noi.

”il segno di Dio è la semplicità”
                                Benedetto XVI