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mercoledì 14 gennaio 2015

In ricordo di Giuseppina Berettoni, Vergine Terziaria Francescana e Domenicana

L'immagine che  fu scelta per il ricordino alla morte di Giuseppina ci ricorda quant'è scritto nel libro della Sapienza: “La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli la tolse in fretta da un ambiente malvagio”. Ella, infatti, morì, dopo un’intensa vita di testimone della Fede e della Carità a soli 52 anni. Era il 17 gennaio 1927.

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Nel verso del "santino" si legge che “dopo una vita di fervido amor di Dio, Giuseppina Berettoni è chiamata alle nozze dello Sposo con la lucerna ardente, rifornita nella Santa Comunione che aveva appena ricevuta un istante prima di morire”.
Durante la S. Messa, appena dopo aver ricevuta l'Eucarestia Giuseppina era tornata all'inginocchiatoio per riunirsi in preghiera quando, colta da malore, il Signore la chiamò totalmente a se. Ella chiuse la propria esistenza terrena in quella stessa basilica di S. Maria Maggiore dove nel 1875  aveva ricevuto il sacramento del Battesimo, la “vitae spiritualis ianua”, il vestibolo d’ingresso nella vita dello Spirito e porta d’accesso agli altri sacramenti che segnarono ogni tappa della sua breve ed intensa vita nella sequela Christi. (ms)


continua la lettura ... ULTIMI BAGLIORI DI GIUSEPPINA 

mercoledì 20 gennaio 2010

ULTIMI BAGLIORI

Nell’ottobre 1926, Giuseppina fu trasferita dall'Asilo della Magliana a quello di Ponte Mammolo, altra borgata dell'Agro Romano alquanto staccata, allora, dalla città.
Fu un periodo intenso che abbiamo raccontato nell'articolo "Il natale di Giuseppina" (clicca qui). E pur con la scuola a Ponte Mammolo, non abbandonò affatto le opere della Magliana, ove aveva lavorato per circa nove anni; continuò a coltivarle con grande solerzia. Fino alla fine.

In questo periodo estremo della sua attività, Giuseppina ha avuto il presentimento dell'approssimarsi alla sua fine?

col. Onofrio Meluzzi
cugino di Giuseppina
Foto d'epoca della tomba Meluzzi














   Era ancora in piena attività; non aveva ancora compiuto il 52° anno di sua vita. Eppure, possiamo affermare che ne ebbe desiderio e anteveggenza. Un giorno del giugno 1926, trovandosi al cimitero del Verano con suo cugino, il Colonnello Onofrio Meluzzi, gli chiese di essere seppellita nella sua tomba di famiglia, al lotto n. 2 del Pincetto Vecchio, dinanzi alla quale si trovavano in quel momento. Il cugino in tono faceto le rispose: - Volentieri, s'accomodi pure! Egli morì due mesi dopo, all'età di 57 anni; la promessa fu comunque mantenuta dalla sorella sig.ra Giulia Meluzzi ved. Damiani.
L'ultima volta che Giuseppina si recò dal P. Blat per la confessione, fu il 12 gennaio 1927. Dopo aver parlato del suo lavoro a Ponte Mammolo, volle avvertirlo che sentiva di morir presto. Il Padre non diede molta importanza a queste ultime parole della sua figliola, ritenendole piuttosto espressione di un suo desiderio di morire. Già nel 1920 dopo la morte della sua amica Suor Teresa Maria Bianchi, scriveva: "Io temo, Padre, temo di vivere perché temo di poter perdere da un momento all'altro la grazia di Dio. Non odio la vita, ma amo la morte; so ch'è un bene la prima e un bene maggiore la seconda. Invidio Teresa che ha già consumato il suo corso. Certo che la sua dipartita m'ha reso più amaro l'esilio... e più vivo il desiderio del Paradiso...".

Via Paolina che Giuseppina percorse il 17-1-1927, giorno
della sua morte, uscendo da una porta secondaria di
Palazzo Bulla (quello ad angolo sulla destra)
E circa un mese prima della morte, così narra Adelia Bulla nel cui palazzo Giuseppina aveva il suo modesto appartamento dal 1920, - un giorno, trovandosi con lei, dopo aver parlato di altre cose, esclamò: "Fra un mese in Paradiso!". Nel riferirlo la medesima signorina cercò di dare un'idea dell'atteggiamento di gioia con cui l'amica pronunciò tali parole, ripetendone i movimenti della persona e delle mani.

Il 7 gennaio 1927, Giuseppina scrisse alla sua amica Ines Siccardi, ricoverata nel sanatorio Umberto I, la seguente lettera: "Non ho risposto alla Sua lettera, né Le ho inviato uno scritto per le grandi solennità passate, perché mi ero proposta di passare molte ore in Sua compagnia. Ma il mio povero cuore mi ha fatto mandare a monte i miei propositi. Non vuol più lavorare il poltronaccio... è malato e durante questo ultimo mese dell'anno 1926 mi ha dato molto fastidio, e a farlo apposta specialmente nei giorni che avrei dovuto venire da Lei. Domenica anzi arrivai fino alla piazza S. Giovanni, ma dovetti retrocedere. Ho delle strette improvvise e frequenti... in una di quelle rimarrò.
Evviva Gesù!
Fra una stretta e l'altra spero venire a vederla, almeno per congedarmi da Lei e prendere bene l'appuntamento per il Paradiso. Mi aspetti, che ci andremo insieme... Vuole?
Col cuore Le sono stata e Le sarò sempre vicina..., e non potendo parlare con Lei di Gesù, ho parlato a Lui di Lei e ho offerto al Signore il sacrificio di non poterla vedere. A mezzo del mio buon Angelo Le invio un tenero abbraccio. Coraggio sorellina! Il sacrificio ci rende più simili a Gesù. Lasciamoci dunque martoriare da quanti mali, vorrà l'amor Suo inviarci e pronunciamo con gratitudine il fiat della completa nostra adesione alla Sua sempre adorabile volontà".

Via Paolina angolo via dei IV Cantoni
in alto: uscita secondaria di palazzo Bulla
in via Paolina 104
E in riferimento al luogo della sua morte, che Giuseppina prevedeva come prossima, così ci ricorda Nora Massa: "Un giorno scendevo con Giuseppina la scala secondaria che dal modesto appartamento - dove essa abitava in alto, in casa Bulla di Via Quattro Cantoni 19, negli ultimi anni della sua vita assieme alla Fattori - immette in Via Paolina, quando le dissi:
- Pensa, che difficoltà sarà, un giorno, se morrai qui, portar fuori la tua cassa! (La scala invero è molto angusta)
- Stai tranquilla, Noretta. - mi rispose - Questo fastidio non lo darò a nessuno.
- Vuoi dire che tu intendi andare a stare in un grande palazzo?
- In un grande palazzo non ci andrò - furono le parole di Giuseppina - ma non disturberò nessuno".

Giuseppina Berettoni con Nora Massa
e  Giacinta Janigro sulla scalinata
di Santa Maria Maggiore



E nella testimonianza di Giacinta Ianigro, che nella circostanza era insieme a loro, vi è anche questa affermazione: "Ho chiesto a Gesù di farmi morire in Chiesa dopo la Comunione".

In realtà Giuseppina negli ultimi tempi soffriva di debolezza cardiaca, che la costringeva ad alzarsi di notte per il malessere che l'opprimeva. Ma nonostante la sofferenza e le raccomandazioni del Direttore e dell’Annetta, il giorno 16 gennaio 1927, cioè la vigilia della sua morte, volle recarsi alla Magliana per zelare le opere di apostolato che vi aveva suscitato.Voleva morire sulla breccia.


Tornando a Roma, acquistò nel negozio della signorina Bianca Capponi un'immagine del S. Cuore, che fece benedire nella Chiesa di S. Prassede. Alla sera, già in letto e prima di addormentarsi, disse all'Annetta: "Se muoio, ricordati di dare cinque lire, che oggi non avevo con me, alla signorina Bianca Capponi per l'immagine del S. Cuore".

a cura di Marco Stocchi

MORTE PREZIOSA

Entrata posteriore della Basilica di S. Maria Maggiore che
Giuseppina fece la mattina del 17 gennaio 1927 giorno in cui morì
La mattina del 17 gennaio 1927, circa le ore 7, uscì per recarsi, secondo il suo solito, a S. Maria Maggiore. Portava una valigetta e l'ombrello, essendo cattivo tempo. Avendo salita la lunga scalinata dalla parte dell'abside della Basilica, entrò in chiesa molto affannata.
Andò ad inginocchiarsi vicino ad Annetta alla balaustra della Sacra culla, ove si celebrava una Messa. Poi, passando alla cappella del Sacramento, fece la sua Comunione. Annetta che l'aveva preceduta, compiute le sue devozioni, la salutò e partì per la scuola.
Poco dopo Giuseppina si recò in Sacrestia e, dopo aver venerato il battistero ove era stata battezzata, si presentò al Parroco Mons. Fulvio Antonelli per chiedergli a chi dovesse consegnare l'obolo raccolto per la S. Infanzia.
Questi, come ne ha riferito in una relazione scritta, conosceva solo di vista e di fama Giuseppina, ma prima di quel giorno non aveva avuto occasione di parlarle. Dopo che ebbe risposto alla sua domanda, colse l'occasione per parlarle di quanto lei aveva fatto per il bene della popolazione dell'Agro Romano, specie durante l'epidemia della Spagnola del 1918, opere ch'egli ben conosceva. Giuseppina rammentò anch'essa alcuni episodi e ringraziò il Signore di quanto aveva potuto fare: Lo diceva - scrive Mons. Antonelli - con animo pieno di santa gioia. - Ma - concludeva - sono malata di cuore, e questa mattina, se sapesse quanto soffro!.. Sia fatta la volontà del Signore! Io - continua Mons. Antonelli - le raccomandai di aversi riguardo per l'asilo di Ponte Mammolo.

Inginocchiatoio, davanti la Cappella Paolina, dove
Giuseppina Berettoni fu colta da malore.

Giuseppina dopo un atto di riverenza all'Altare della Confessione, andò a porsi nell'inginocchiatoio che sta davanti alla Cappella Paolina, per chiedere la benedizione alla Madonna ‘Salus Populi Romani’. Era da pochi minuti in preghiera, quand'ecco gridò: "Muoio, aiuto!".

Fu pronto ad accorrere il mansionario, sig. Tobia Ruffaldi, lì presso per le pulizie, il quale la sorresse e l'accompagnò al lato centrale della coppia di colonne a sinistra, dove altre signore la posero a sedere su una sedia.
Tobia corse ad avvisare il Parroco, il quale giunse sollecito e, vedendola, capì subito che si trattava di un attacco di cuore. Appena Giuseppina ebbe scorto Monsignore, gli chiese l'assoluzione; senonché quegli non supponendo una fine così prossima, le diede una semplice benedizione. Avvedutasene, Giuseppina gli disse: "Lei non mi ha dato l'assoluzione; mi dia, mi dia l'assoluzione!". Allora Monsignore le suggerì qualche pensiero d'amore e fiducia in Dio; e dopo che ella ebbe detto l'atto di contrizione, le diede l'assoluzione. Subito Giuseppina, col sorriso, alzando gli occhi al Cielo: "Signore - mormorò - quanto ti ringrazio! Ti offro la mia vita!".
Perdette i sensi, e di lì a poco rendeva la sua anima innocente e santa a Dio.
Aveva ben ragione di ringraziare il Signore; aveva infatti ottenuto quanto aveva desiderato: chiudere gli occhi per sempre in Chiesa dopo la Comunione.


Così nel Tempio della Madre di Dio, dinnanzi alla sua vetusta immagine ‘Salus Populi Romani’, ove aveva col Battesimo iniziato la sua vita di grazia, con la morte iniziava anche la corsa verso la vita di gloria. Alba e tramonto sotto lo sguardo materno di Maria.











testo: Fattori-Coradazzi, Vita e virtù di Giuseppina Berettoni, Centro Giuseppina Berettoni (stampato in proprio) edizione del 2008.

Archivio: gli articoli de "L'Osservatore Romano" pubblicati in occasione dei funerali e dell'ottavario della SdD Giuseppina Berettoni

21 gennaio 1927

Sull’Osservatore Romano apparvero due articoli interessanti sulla figura della “vergine romana” apostola ed educatrice cristiana.

21 gennaio


L'Osservatore Romano di venerdì 21 gennaio, a soli tre giorni dalla morte, pubblicò il primo articolo che viene riportato nella sua forma integrale e che sottolinea l'amore eroico della serva di Dio verso tutte le miserie del prossimo.

IN MORTE DI GIUSEPPINA BERETTONI

Stamane nella chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Marcellino in Via Merulana sono state, con frequenza di devoto pubblico, celebrate le esequie della signorina Giuseppina Berettoni, defunta improvvisamente lunedì nella Basilica di S. Maria Maggiore.
La morte di questa eletta e privilegiata, per quanto agli occhi del mondo nascosta creatura, segna la scomparsa di una di quelle figure di vergini romane, eredi dello spirito e continuatrici delle opere delle illustri eroine che vanta la Chiesa di Roma.
Nata il 6 agosto 1875 nella stessa parrocchia di S. Maria Maggiore, negli anni cinquantuno da lei vissuti in mezzo al secolo con illibata purezza e fervente pietà claustrale, la Berettoni venne costantemente intessendo una tela mirabile di opere della più squisita carità cristiana.
Il ministro della scuola, che esercitò fino a sabato scorso a Ponte Mammolo, dove, non è molto, era passata da Magliana, fu per Giuseppina un esercizio della più alta beneficenza pel dono pregevolissimo ricevuto dal cielo di saper rivolgere soavemente al bene l'animo dei fanciulli.
Al suo tirocinio i piccoli crescevano buoni e pii; anzi non pochi sotto la guida materna di lei coi primi rudimenti della cultura apprendevano a schiudere l'anima tenerella alla grande idea della vita sacerdotale, e, innanzi di pur toccare le soglie dell’adolescenza, fatte appena le classi elementari, passavano o nei seminari o in scuole preparatorie di Ordini religiosi per divenire un giorno sacerdoti zelanti di Gesù Cristo.
Nel tempo libero dall’insegnamento, così durante il giorno, come anche di notte, tutta effondevasi la pia donna nella cura del prossimo, o procurando aiuto ai poveri con mille industrie sempre discrete e prudenti, o assistendo gli infermi più abbandonati. Per molti di questi ultimi fu essa l'angelo benigno che spezzò loro le catene del peccato e le schiuse le porte del paradiso.
Tutto poi ella sapeva compiere con amabile disinvoltura, giocondissimo brio, attraente modestia e prudenza più che virile, a niente altro mirando che ad amare più ferventemente Gesù e a farlo amare dagli altri.
E Gesù, mistico sposo dell’elettissima vergine, le concesse appunto, come tanto la Giuseppina aveva bramato, di morire sul campo del lavoro non solo, ma proprio nell’augusto tempio romano dedicato alla gran Madre di Dio, ai piedi di quel medesimo altare dove pochi istanti prima erasi sacramentalmente congiunto con la sua diletta, che non conobbe altro amore che Lui, che altra brama non ebbe se non quella di goderlo svelatamente nel cielo.


24 gennaio 1927

L'OSSERVATORE ROMANO nell'ottavario della morte di Giuseppina, il 24 gennaio 1927, scrisse:

Un Ufficio Funebre alla Magliana
per Giuseppina Berettoni

Se tutti hanno avuto una parola di cordoglio e di dolore per la fulminea e immatura morte, tanto più sentono il dovere di dirla le opere Parrocchiali femminili di Magliana, di cui era stata fondatrice e direttrice da ben sette anni, come tutti gli abitanti di questa borgata, dove ella da dodici anni ha profuso tutti i tesori della sua bontà e del suo cuore materno.

E ad esempio di questi sentimenti di gratitudine questa mattina, ottavario della morte, è stato celebrato un solenne funerale, a cui hanno partecipato quasi al completo le iscritte alle Associazioni, offrendo la S. Comunione per l'indimenticabile donna.

Ancora oggi numerosi fedeli 
si recano alla tomba di Giuseppina


GIUSEPPINA BERETTONI E LA CHIESA DEI Ss. PIETRO E MARCELLINO

I LUOGHI DI GIUSEPPINA

Numerosissimi romani, oltre alla famiglia, agli amici e parenti, parteciparono alle esequie nella Chiesa dei santi Pietro e Marcellino in via Merulana. Molti accompagnarono la salma al Verano dove rimase dieci giorni nel deposito in attesa del permesso che consentisse la tumulazione nella tomba della famiglia Meluzzi, imparentata con i Berettoni.

Non si rilevano dai documenti notizie di una speciale frequentazione della chiesa dei Ss Pietro e Marcellino da parte di Giuseppina Berettoni.

La chiesa venne fatta costruire nel IV secolo da papa Siricio, nei pressi delle catacombe di via Labicana: l'annesso ospizio divenne un centro per i pellegrini. Nell'VIII secolo papa Gregorio III fece restaurare la chiesa. Papa Alessandro IV decise di ristrutturarla nel 1256.  Nel 1751 Benedetto XIV incaricò l'architetto Marchese Girolamo Theodoli a riedificarla fin dalle fondamenta. Sotto l'altare maggiore della chiesa riposano Bonosa e Tulliano.
I Carmelitani scalzi ricevettero l'amministrazione del luogo di culto, mantenedola fino al 1906. A tempi del funerale di Giuseppina, la chiesa era la parrocchiale.